I BOSCHI DEL GAL

Il territorio del Gal terre di Pre.Gio. è caratterizzato dalla presenza di estesi boschi, comprendenti ben due aree naturali protette importantissime che sono proprio aree boschive: il Monumento Naturale la Selva di Genazzano e il Monumento Naturale Il Castagneto Prenestino.
Seguendo un sentiero ideale che sale di quota costantemente, incontriamo le varie fasce vegetazionali, contraddistinte da i diversi tipi di bosco a seconda della quota.
Tra i 500 metri e 700 metri di altitudine i boschi sono costituiti soprattutto da roverelle in associazione con aceri e con il carpino nero (Ostrya carpinifolia Scop.). Del carpino nero, in piena estate, è facile osservare i suoi bellissimi frutti, essi sono chiamati acheni e sono costituiti da piccoli sacchettini contenenti i semi.
Questi boschi misti sono intervallati da ampie radure di prateria arida, un habitat importantissimo, di cui potete leggere nella fotostoria dedicata.
L’ultima fascia vegetazionale è quella del faggio che troviamo dai 900 metri di quota. Nel territorio del Gal Terre di Pregio, i boschi di faggio li troviamo solo sui Monti Prenestini nei pressi del Monte Cerella, essi, anche se storicamente molto sfruttati, sono molto importati e ospitano degli individui plurisecolari.

L’ andamento altitudinale che vi ho appena descritto presenta delle eccezioni. Infatti, sul versante dei Monti Prenestini, che si affaccia sulla valle del Giovenzano, troviamo un’ampia lecceta che si estende dai 500 metri fino e oltre i 900 metri di altitudine. Questo
bosco di lecci è considerato un’anomalia chiamata in gergo scientifico “inversione vegetazionale”, in quanto il leccio solitamente non supera i 400 metri di altitudine
Questa inversione vegetazionale si verifica perché i Monti Prenestini si trovano relativamente vicino al mare e il versante dove si trova la lecceta è molto esposto al sole. Questi e altri fattori fanno si che il leccio su queste montagne possa arrivare quasi fino a 1000 metri di altitudine.
Nei boschi del Gal Terre di Pre.Gio troviamo anche dei boschi “artificiali” dovuti al fatto che nel secondo dopo guerra sono stati piantati fitti boschi di Pinus nigra, i quali oggi caratterizzano i Monti Ruffi e le creste del Monte Calo sui Monti Prenestini. Questi impianti artificiali hanno cambiato la fisionomia di molti luoghi nell’intero Appennino Centrale e ora che sono arrivati a “maturità” dovremmo cominciare ad una loro adeguata gestione.

Monte Calo
Gal Terre di Pregio
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