C’è un luogo sui Monti Prenestini davvero speciale dove un bosco, rado di querce, si affaccia sul Mar Tirreno. A questo luogo sono molto affezionato perché recandocisi in primavera, nell’ora del tramonto, in una giornata di cielo sereno o poco nuvoloso, sedendosi affianco di una bella quercia, si può viaggiare con lo sguardo su tutto il territorio del Lazio antico rimirando la costa tirrenica dalla foce del Tevere al Monte Circeo soffermandosi su: i Castelli Romani, i Monti Prenestini e i Monti Lepini.
Vi ho detto un bosco rado, ma è più corretto chiamarlo “bosco pascolato”. Infatti, oggi siamo abituati a pensare, al bosco come a qualcosa dove la copertura vegetazionale è quasi totale. In realtà questa è una visione moderna del bosco. In epoche passate il bosco era la più grande fonte di sostentamento per la popolazione, per tale motivo furono messe in pratica forme di governo in cui gli alberi venivano piantati molto distanziati, così si poteva ottenere legname e allo stesso tempo, non avendo una copertura arborea totale, l’erba riusciva a crescere per far pascolare il bestiame, da qui il nome di bosco pascolato.